tricoloreIl discorso di Nicola Minarelli ai Portuensi per il 25 aprile e in occasione dell’inaugurazione della nuova piazza XX Settembre dopo il restauro del Monumento ai Caduti.

Buongiorno a tutti,

voglio innanzitutto ringraziare tutti i presenti per aver deciso di essere qui, oggi, ad un momento già di per sé estremamente importante quale quello delle celebrazioni del 25 aprile, e che in questa giornata ha una valenza straordinaria per la nostra comunità.

Ringrazio le autorità civili, militari, religiose, ringrazio i rappresentanti dell’Associazione onoranze caduti civili  militari di tutte le guerre a partire dal suo presidente e dal presidente emerito Paolo Simeoni.

Un ringraziamento particolare poi lo voglio rivolgere alla banda di Voghenza che ci ha onorato della sua presenza e che contribuisce a rendere ancora più solenne queste celebrazioni.

E’ per me tempo di riflessioni e di bilanci, trovandomi a svolgere l’ultima cerimonia di questa legislatura; è tempo di valutare se i propositi che in questi anni si sono declamati sono stati raggiunti, tempo di comprendere se questa comunità ha fatto un salto di qualità e passi in avanti nel recupero della memoria e nel rendere omaggio alla propria storia e a suoi combattenti.

Weekend come questi aiutano a schiarire le idee, fine settimana quale quello che stiamo trascorrendo rendono meno discutibile il bilancio da trarre: sì questa comunità ha fatto un lavoro importante su questo aspetto, sì questa comunità è riuscita in questi anni a costruire davvero qualcosa di buono e che getta le basi per il suo futuro.

Nel mio primo discorso da Sindaco lanciai un appello: se fossimo stati noi i primi a far diventare questo giorno uno stanco rito che “dobbiamo” fare perché ce lo impone l’etichetta, difficilmente avremmo potuto coinvolgere chi ci ascolta, le giovani generazioni, la popolazione in generale. Dovevamo sforzarci di non limitarci alla posa delle corone o ad ascoltare in ossequioso silenzio le note dell’inno, bensì dovevamo  sforzarci di promuovere momenti aggregativi e di discussione sul significato anche al di fuori dell’ufficialità.

Ora,  chi ha potuto assistere alla serata di giovedì 21 aprile (la seconda di questo genere perché anche lo scorso anno se n’è costruita una simile) si sarà trovato spettatore di un programma eccezionale. Si è trovato  di fronte ad una prima parte dove i bimbi delle scuole elementari hanno ripercorso i monumenti più importanti di Portomaggiore legati ai fatti storici della guerra e ne hanno raccontato a memoria la storia, l’utilizzo e le curiosità. Una seconda parte dove gli alunni delle scuole medie hanno rappresentato il modo di vivere dei cittadini durante la guerra attraverso interviste e approfondimenti, a seguire le scuole superiori che hanno analizzato gli aspetti economici legati al conflitto e alle tecnologie utilizzate, per terminare con un plastico automatizzato riproducente la piazza del municipio con strumenti elettronici che riproducevano il ritrovamento di mine sotterrate.

Una serata straordinaria, frutto di un lavoro intenso, approfondito e duraturo svolto durante tutto l’arco dell’anno; il tutto realizzato grazie al sostegno e al supporto del Centro studi della memoria Memoria, un gruppo che si avvale del contributo spontaneo e volontario di insegnanti e in generale cittadini che vogliono partecipare e che ha lo scopo valorizzare la storia, la cultura, le tradizioni della nostra comunità.

Quando pensavo alla costruzione di momenti culturali coinvolgenti e innovativi rivolti anche e soprattutto alle nuove generazioni, devo essere sincero, non ero arrivato a tanto: ma ancora una volta devo constatare quante energie e potenzialità hanno questa comunità e le sue scuole.

Ma pensando anche a questi ultimi anni credo siamo andati oltre. Abbiamo lavorato anche per implementare, migliorare, valorizzare i luoghi del ricordo.

Perché è indubbio che le iniziative culturali siano determinanti (come prima ricordavo) è altrettanto innegabile che i luoghi fisici del ricordo siano indispensabili. Sono gli spazi dove ci si ritrova, sono l’espressione visiva della memoria, sono il tributo permanente a coloro i quali hanno dato la vita per la causa della libertà.

monumentoE allora dopo lo scorso anno a Portorotta, dove abbiamo costruito un nuovo cippo laddove mai in precedenza uno ve n’era stato (e non può essere stata casuale la presenza massiccia di famigliari e cittadini di quella frazione e non a quella cerimonia), quest’anno ci troviamo ad inaugurare una nuova vita per il monumento simbolo dei caduti di Portomaggiore.

Ricostruire la piazza secondo le sembianze di un tempo ha significato non solo recuperare ed abbellire uno spazio urbano, rendere più gradevole un luogo della nostra città. Ha significato ridare centralità a questo spazio, significa averlo tolto dalla “lista” degli altri parchi del centro cittadino e averlo portato al centro dell’attenzione. Ma così facendo abbiamo portato alla luce, scoperto, valorizzato,  i veri protagonisti di questo luogo: i nostri eroi della guerra.

La pulizia del monumento è stata poi quel quid in più. E mi piace pensare che rappresenti ben più della pulizia di un pezzo di marmo, ora più bello e luccicante, bensì, simbolicamente, il venir meno di un velo, di una patina di oblio nei loro confronti.

Li abbiamo riscoperti, li abbiamo ritrovati, li abbiamo rimessi nel posto giusto: al centro del paese e metaforicamente al centro dei nostri valori, quelli della nostra comunità.

Di chi è il merito di tutto questo che ho voluto fortemente ricordare (iniziative e recupero urbano)? Non ho dubbi: di Portomaggiore!

Certo l’amministrazione può aver avuto l’idea e disegnato il percorso per la realizzazione di tutto ciò, ma sono stati i portuensi che hanno reso possibile tutto questo!

Innanzitutto la scuola portuense, un’eccellenza che non possiamo mai smettere di ringraziare ed elogiare. La nostra scuola, tutta, da sempre è colei che trascina e mai è trascinata, propone e mai è passiva, innova e pensa al futuro e mai è retroguardia. La scuola è il centro nevralgico di un paese non solo perché educa il suo futuro, ma perché decide e sceglie le priorità e ciò che vale la pena essere la centro della formazione e dell’istruzione, al di fuori dell’accademia e dei programmi ministeriali. La nostra scuola da sempre ci insegna allora, attraverso la sua totale e attiva partecipazione a tutte le iniziative meritevoli del nostro comune, come fondamentale per le nuove generazioni debba essere la comunità in cui si vive, il suo prendersene cura ed esserne protagonisti.

Ma non possiamo sottovalutare l’associazionismo e i volontari portuensi che a diverso titolo hanno reso possibile le iniziative e che sono un vanto e il valore aggiunto di questa comunità e che sempre danno un contributo essenziale per la buona riuscita dei progetti. E, fateci caso, più questi progetti sono sentiti, partecipati e condivisi dal mondo associazionistico e meglio esprimono il massimo delle loro potenzialità, specie se più associazioni e molti volontari sono coinvolti.

Infine, tutti i cittadini portuensi che hanno contribuito economicamente. Perché non scordiamoci mai che le amministrazioni decidono come allocare le risorse e in questo possono essere più o meno brave, accorte ed efficaci, ma si tratta sempre del denaro dei suoi cittadini.

In questi 5 anni ho vissuto diversi momenti particolarmente commoventi e simbolici: l’inaugurazione della scuola media per esempio. Questo di oggi rappresenta indubbiamente un altro di questi.

E sono sicuro, viste le tante persone che ora si fermano, passeggiano e vivono questa piazza lo sia anche per l’intera nostra città.

E d’altra parte non può che essere così perché la memoria costituisce il cuore di una comunità.

Il suo recupero quella spinta pulsante che le consente di vivere, crescere e proiettarsi verso un futuro migliore.

Grazie ancora tutti,

Viva il 25 aprile, viva l’Italia, viva Portomaggiore!!!

 

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